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La Grande malattia: BES e dintorni. Contributo di Raffaele Iosa
di CSPDM Formazione - giovedì, 26 settembre 2013, 08:12
 

La Grande Malattia

 1.  L’algoritmo iatrogeno.

 Uno spettro s'aggira per le scuole d’Italia: lo spettro dei bambini e giovani come grande malattia. Tutte le potenze cliniche, dell’accademia, della psicologia cognitivista empirica,  della meritocrazia darwiniana, delle competenze come competizione, si sono alleate in una santa battuta di caccia contro questo spettro: càmici,  toghe e divise,  magistrati e legislatori,  radicali comportamentisti e poliziotti dell’omologazione sociale. Considerano ogni “problema” una malattia, e lo clinicizzano,  come  risposta allo spettro che s’aggira. Scompare la risposta pedagogica.

L’incipit para-marxiano descrive un processo di lunga iatrogenesi (malattie prodotte dai medici)  che sta classificando  in chiave “clinica” sempre più numerosi alunni, con ripercussioni  sulla scuola fino alla sua stessa ragion d’essere, su gran parte della pedagogia progressista, sul destino dell’educazione come sviluppo individuale e collettivo della coscienza e della libertà.

La profezia di Ivan Illich su “Nemesi medica” si sta avverando: un dominio dell’algoritmo clinico che riduce le persone a “sintomo”, perdendone la complessiva identità. Per ogni sintomo c’è una medicina, una terapia, un santone. Siamo inoltre dominati dall’ideologia della salute omologata ad un’astratta vita senza mai dolori e fatiche. Sullo sfondo l’enorme potere, quasi senza limiti, della medicina attuale della “salute asintomatica”, effetto della consumistica  ideologia del godimento senza limiti, della salute come “non malattia”.

In sostanza, è esplosa la manìa per cui tutti i “problemi” di ogni bambino o giovane (biologici, cognitivi, relazionali) vanno serializzati da uno sguardo scientista empirista che individua (cerca, trova, inventa)  “sintomi” scissi dall’unitarietà e complessità di ogni singola persona. Questa teoria ha un metodo dominante,  l’ EBM (evidence-based medicine) strutturato sulla statistica delle frequenze di singoli sintomi lungo scale (oggettive?) a gaussiana predittiva (test, soglie, prove, esami..diagnosi). Metodo che produce burocraticamente “disturbi, sindromi, spettri, ecc..” con  linee guida cliniche in apparenza “dure” ma che variano spesso. La  centralità mitica del “sintomo” giustifica norme, leggi, tecniche, terapie, farmaci, e una violenta pressione sull’agire pedagogico a diventare tecnicismo separativo.  Con nuovi affari e nuovi specialisti. Suggerisco a tutti l’attenta lettura del libro di Marco Bobbio, famoso cardiologo figlio di Norberto,  “Il malato immaginato, i rischi di una medicina senza limiti” Einaudi 2010. Una critica radicale alla teoria dell’EBM e la proposta di una medicina più umana, che accetti la vita come processo  cui la medicina, come la pedagogia, debba guardare sempre con una visione olistica, ecologica, sistemica.

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